
Coordinato e curato da Anna Maria Tammaro in collaborazione con Stefano Casati e Damiana Luzzi
Una folta schiera di esperti, in rappresentanza di alcune fra le principali istituzioni culturali italiane del settore, ha dato vita ad un Gruppo di studio che ha attivamente lavorato al Rapporto.
Abstract:
Il Rapporto, promosso dalla Fondazione Rinascimento Digitale ha indagato i servizi delle biblioteche digitali, per evidenziare necessità ed ostacoli al miglioramento dei servizi e per stimolare la cooperazione tra le diverse istituzioni culturali e tra le istituzioni pubbliche e quelle private. Per questi motivi il criterio guida che ha sorretto e ispirato il Rapporto è stato quello di concentrare il focus sulle persone e le comunità di utenti che usano le risorse digitali.
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Tipologia documento: Quaderno di studio
Progetto: Digital Libraries Applications
Argomento: Biblioteca digitale
INTRODUZIONE
2. INDAGINE SULLA COMUNITÀ DEGLI UTENTI
3. INDAGINE SULL’ORGANIZZAZIONE DELLE COLLEZIONI DIGITALI E DEI SERVIZI
4. INDAGINE SUI SISTEMI INFORMATIVI
5. CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI FINALI
APPENDICE I. QUESTIONARIO SULLA SODDISFAZIONE DEGLI UTENTI
APPENDICE II. TRACCIA INTERVISTA AGLI UTENTI
APPENDICE III. QUESTIONARIO PER LO STAFF
APPENDICE IV. TRACCIA DELL’INTERVISTA AGLI ESPERTI
APPENDICE V. SCHEMA PER L’ANALISI DEI SITI WEB DELLE BIBLIOTECHE DIGITALI
APPENDICE VI. TABELLA PIANIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ
APPENDICE VII. BIBLIOTECHE DIGITALI IN ITALIA: SCENARI, UTENTI, STAFF E SISTEMI INFORMATIVI
BIBLIOGRAFIA
Il Progetto avviato dalla Fondazione Rinascimento Digitale dal titolo Digital Libraries Applications ha lo scopo di indagare gli attuali servizi delle biblioteche digitali, per evidenziare necessità ed ostacoli al miglioramento dei servizi e per stimolare la cooperazione tra le diverse istituzioni culturali e tra le istituzioni pubbliche e quelle private.
Per realizzare questo scopo, è stato istituito nell’estate 2005 un Gruppo di studio composto da una nutrita schiera di esperti, rappresentanti diverse istituzioni ed ambiti di attività nei beni culturali che producono contenuti e servizi digitali, coordinati da Anna Maria Tammaro dell’Università degli Studi di Parma. Il Gruppo di studio ha operato anche in stretto coordinamento col Comitato Tecnico Scientifico della Biblioteca Digitale Italiana (BDI), insediato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dipartimento per gli Archivi, le Biblioteche e gli Istituti. Il Gruppo di studio ha inoltre collaborato con i Progetti europei, che l’Italia coordina o a cui l’Italia partecipa.
Già dalle prime riunioni il Gruppo di studio ha condiviso un approccio allo studio delle biblioteche digitali che colloca l’utente al centro dell’universo digitale, nella convinzione che l’adozione di questo punto prospettico consentisse un ridisegno delle coordinate del digitale. Per certi aspetti questa scelta che potremmo definire "ideologica", può apparire un’impostazione soggetta a sconfinare nell’ovvietà, a porre domande che in altri contesti potrebbero sembrare assurde o ridicole. Riteniamo invece che interrogarsi sul perché realizziamo biblioteche digitali, chiedersi a chi sono rivolte, dischiude realtà, ambienti di primaria importanza. Il protagonista, l’attore della rappresentazione del digitale è il pubblico, quindi in realtà il vero paradosso è concentrato in questa realtà. Come è stato fortemente sottolineato dall’iniziativa i2010 Digital Libraries le biblioteche digitali devono concentrarsi in indagini sull’utenza per migliorare i servizi anche realizzando forme di lavoro cooperativo. Per questi motivi il criterio guida che ha sorretto e ispirato il Progetto Digital Libraries Applications è stato quello di concentrare il focus sulle persone e le comunità di utenti che usano le risorse digitali.
Priorità
Le priorità individuate dal Gruppo di studio per la realizzazione del Progetto Digital Libraries Applications sono emerse in tre linee di proposte:
1. Indagine sulla comunità degli utenti
Nel contesto sociale degli utenti, è evidente la convergenza delle tecnologie dell’informazione con quelle della comunicazione, che ha abbattuto alcuni confini esistenti precedentemente e che ha stimolato una sinergia con scenari come l’e-government e l’e-learning e l’editoria digitale. Questa tendenza si estende ai contenuti commerciali come anche alle risorse digitali prodotte da istituzioni pubbliche che desiderano valorizzare i propri patrimoni.
Si avverte sempre più la necessità di avviare indagini dell’utenza, cercando di conoscere i comportamenti di ricerca e l’attuale soddisfazione dei servizi. Il Gruppo di studio ha considerato alcuni studi di caso, rappresentati dalla Mediateca Regionale Toscana, dalla Biblioteca Umanistica dell’Università degli Studi di Firenze, dalla Biblioteca dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, con specifiche comunità di utenti che interagiscono con i contenuti digitali.
La ricerca è stata condotta per testare una efficace metodologia di indagine e per stimolare le singole istituzioni a rilevazioni periodiche per il miglioramento continuo dei servizi. Una metodologia condivisa permetterebbe di confrontare le pratiche migliori per l’accesso fornito da biblioteche digitali e servizi informativi.
2. Indagine sull'organizzazione delle collezioni digitali e dei servizi
I contenuti digitali, il Web, gli sviluppi dell’e-commerce insieme ai sistemi di gestione dei diritti di proprietà intellettuale (DRM) per il controllo degli accessi, si combinano insieme per creare miriadi di opportunità per l’accesso ed il riuso delle risorse digitali in diversi canali di distribuzione, per migliorare l’apprendimento e la ricerca ed anche per consentire la sostenibilità dei programmi di biblioteca digitale ed un ritorno degli investimenti di eventuali privati.
Questa linea di indagine ha cercato di stimolare un brainstorming con tutti gli interessati (come editori, produttori di servizi, proprietari di contenuti digitali) per conoscere come stanno attualmente innovando le proprie strategie distributive e come stanno diversificando la propria offerta di servizi. Sono state inoltre considerate le migliori pratiche relative alla digitalizzazione (partendo dal quadro di riferimento dell’European Digital Library e dall’attenta analisi dei progetti europei e nazionali come MINERVA, TEL, BRICKS, EPOCH, DELOS, BDI).
Gli esperti responsabili di servizi al pubblico presenti nel Gruppo di studio e che comprendono archivi, biblioteche e musei, hanno risposto ad un questionario predisposto per conoscere le attuali modalità organizzative, focalizzando il workflow degli oggetti digitali ed il servizio di accesso. È stata realizzata, inoltre, una rassegna della letteratura sulla disponibilità di servizi e risorse digitali, concentrandosi sul difficile tema della governance e della cooperazione insieme a quello dell’integrazione pubblico e privato.
3. Indagine sui sistemi informativi
Le biblioteche digitali estendono l’interesse dei sistemi informativi oltre il recupero dell’informazione (information storage and retrieval) fino ad includere le fasi precedenti e successive del recupero dell’informazione, come la creazione degli oggetti digitali e l’uso e la disponibilità nel tempo dell’informazione.
Il Gruppo di studio ha tentato di comprendere ed accordarsi su un modello comune di architettura dei servizi della biblioteca digitale, al fine di garantire la comprensione reciproca da parte di comunità con diverso background e facilitare in questo modo la necessaria interoperabilità di sistemi diversi realizzati dai diversi interessati.
Il Progetto ha focalizzato inoltre le problematiche tecnologiche dell’accessibilità dei siti e dei portali delle biblioteche digitali e la ricerca scientifica in corso.
Scopi ed obiettivi
Il Gruppo di studio ha avuto un duplice scopo:
Il contesto nazionale a cui si è fatto riferimento include la politica nazionale verso il digitale, le pressioni economiche, il quadro legislativo, le abitudini culturali, la cultura organizzativa.
Il fenomeno attuale della convergenza di vari strumenti informativi nell’oggetto digitale e l’evoluzione parallela dell’editoria digitale, ha avvicinato comunità professionali affini ma finora distinte, come bibliotecari, archivisti, conservatori di musei e documentaristi. L’acronimo con cui si definisce questo fenomeno è ALM – Archives, Library, Museums, professioni riunite insieme a livello di gestione e di governo, ma non ancora a livello culturale e disciplinare.
L’evoluzione verso il digitale di archivi, biblioteche e musei è analizzata e messa a confronto rispetto alle esigenze di standardizzazione e di realizzazione dell’infrastruttura della biblioteca digitale e del sistema di governo nazionale.
Tre fattori sono stati considerati critici per le applicazioni di biblioteca digitale:
Il Gruppo di studio si è posto tre obiettivi principali:
Le domande di ricerca a cui il Rapporto ha cercato di dare risposta sono:
Il Gruppo di studio del Progetto Digital Libraries Applications ha evidenziato alcune prime risposte al nutrito insieme di domande formulato durante questo primo anno di attività, molte dovranno trovare adeguate risposte in ulteriori studi.
Di seguito, elenchiamo alcune delle risposte che gli esperti hanno raccolto dall’analisi delle indagini e della discussione:
Quale infrastruttura è necessaria in Italia per i servizi delle biblioteche digitali? Chi deve fornire questa infrastruttura?
Per infrastruttura il Gruppo di studio ha adottato la definizione di Borgman che intende con questo termine la combinazione di: persone, tecnologie, contenuti, rete, istituzioni (o una qualche organizzazione). La combinazione di tutti questi elementi ha un particolare focus sulle persone. Ritroviamo questi elementi nel concetto di Biblioteca Digitale, come è stata definita in modo pragmatico nell’ambito del Progetto, ma con pesi diversi rispetto ai diversi modelli di biblioteca digitale e che corrispondono ad ambiti diversi di specializzazione delle istituzioni culturali.
Questo per dire che non si deve attribuire la responsabilità di fornire questa infrastruttura al solo Stato, o ad altri organi di governo locale. Occorre invece che i programmi del Governo si integrino con iniziative per specifici bisogni che nascono dal basso. Il contesto di riferimento delle iniziative del governo nazionale e locale e delle singole istituzioni culturali è la Società dell’Apprendimento, così come è definita dai diversi programmi dell’Unione Europea che vanno sotto il nome di Strategia di Lisbona, con precisi obiettivi da raggiungere entro il 2010. Uno di questi obiettivi è la costruzione della Biblioteca Digitale Europea, a cui sicuramente anche le applicazioni di biblioteche digitali in Italia devono riferirsi per un preciso orientamento.
Un’intensa attività legislativa ha recentemente facilitato l’evoluzione della società italiana verso la costruzione della Società dell’Apprendimento, sebbene ancora in progress e con molte lacune. Ci si riferisce soprattutto al programma dell’e-government, ed in particolare alla Legge sulle Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici, al Codice della Pubblica Amministrazione Digitale, alla Legge sul deposito legale. Il mutato contesto della Pubblica Amministrazione, a cui molte delle istituzioni culturali fanno capo, non mancherà di produrre in breve tempo un impatto e necessari cambiamenti organizzativi nell’amministrazione delle istituzioni culturali in Italia. Finora sono mancate vere sinergie tra il governo e le singole amministrazioni, anche perché in una fase di avvio del cambiamento è sembrata necessaria una centralizzazione degli interventi. Sono state recentemente proposte organizzazioni distribuite come il distretto territoriale culturale, che sembrano avere il vantaggio di facilitare una cultura della cooperazione delle istituzioni pubbliche e private verso comuni obiettivi a vantaggio delle comunità locali.
Tuttavia sembra necessario rilevare che uno degli ostacoli evidenziati dall’indagine del Gruppo di studio sta proprio nella difficoltà delle istituzioni ad integrarsi ed interagire in modo funzionale usando le opportunità delle tecnologie digitali. Anche quando biblioteche, archivi e musei si trovano a far parte della stessa istituzione (nel caso ad esempio di grandi istituzioni culturali o di università), si trovano raramente esempi di coordinamento tra i diversi settori. C’è un’evidente difficoltà a cambiare l’organizzazione del lavoro, attualmente basata sulla frammentazione degli uffici e delle competenze. Ad esempio, nelle università coinvolte in progetti e-learning, è mancata l’integrazione tra settori della stessa università che pure erano importanti per il supporto alla nuova didattica, come le biblioteche. Gli stessi Sistemi bibliotecari delle università, non hanno saputo utilizzare i servizi e le risorse digitali già disponibili per gli studenti tradizionali, estendendoli agli studenti a distanza. Queste evidenti difficoltà nel cambiare il flusso di lavoro, hanno portato spesso a conservare le iniziative di digitalizzazione nel back-office. Questa tendenza potrebbe tuttavia rivelarsi rischiosa, se non resta attenta alle prioritarie esigenze degli utenti, ad esempio continuando a ripetere nel digitale le inefficienze di un’organizzazione gerarchica.
Uno dei risultati che sembrano più importanti nel cambiamento organizzativo recentemente avviato, sembra il concetto di cittadino digitale (o e-citizen), che deve essere messo in grado di diventare non solo fruitore di servizi (o consumatore, come spesso viene chiamato nei sistemi di qualità) ma attivo, cioè capace di sentirsi partecipe della comunità (concetto di inclusiveness) a cui può contribuire dando un suo apporto positivo alla crescita comune. Al di la di ogni retorica, il concetto di cittadino digitale si rifà alla Società dell’Apprendimento, come cambiamento culturale di ciascuno, impegnato nell’apprendimento lungo tutta la vita. Questo concetto di utente attivo ed impegnato ad apprendere dovrebbe portare ad una maggiore interattività e personalizzazione delle applicazioni a cui le biblioteche digitali si sono riferite finora. Vanno evidenziati alcuni progetti che mirano a rendere l’utente capace di saper cercare ed usare l’informazione, come quello gestito dall’AICA e quelli delle biblioteche universitarie e scolastiche.
Come possono collaborare le istituzioni culturali tra di loro e con le organizzazioni private per realizzare le biblioteche digitali?
Il concetto di cooperazione si è rivelato nella discussione del Gruppo di lavoro un concetto strategico. Andando ben al di là del concetto tradizionale di cooperazione come condivisione di risorse, come tradizionalmente applicato nelle biblioteche, il nuovo concetto di cooperazione rappresenta la gestione strategica delle biblioteche digitali. Gli ambiti in cui la cooperazione può essere applicata riguardano ogni attività richiesta nell’amministrazione delle collezioni digitali e dei servizi collegati. Ad esempio, il Manifesto sulle Biblioteche Digitali dell’AIB indica le seguenti attività collaborative: dalla più semplice che è rappresentata dalla condivisione di linee guida e standard comuni, ad una progressione di attività sempre più complesse da organizzare come l’adozione di software open source e standard aperti, il Portale nazionale delle biblioteche digitali, la preservazione (in base alla recente legge sul deposito legale).
Malgrado gli indubbi vantaggi, tuttavia non sono molte le esperienze di collaborazione perché non è semplice realizzare dei programmi cooperativi, per un insieme di ragioni di ambito socio-economico. Appare evidente che la motivazione a cooperare ha bisogno di particolari incentivi e stimoli. Dobbiamo distinguere inoltre due differenti situazioni, la cooperazione tra istituzioni culturali pubbliche (in particolare tra archivi, biblioteche e musei) e la cooperazione tra istituzioni culturali pubbliche con organizzazioni o aziende private.
Nella cooperazione tra istituzioni culturali, dobbiamo evidenziare il fenomeno attuale della convergenza di quello che in sigla viene chiamato ALM (Archivi, Biblioteche, Musei). Questa convergenza è particolarmente vantaggiosa per l’utente, che si trova facilitato ad esempio da ricerche integrate di più collezioni digitali. Il fenomeno della convergenza è tuttavia voluto dai politici e dai responsabili amministrativi, ma forse non abbastanza apprezzato dai professionisti dei diversi settori. Gli esempi di effettiva convergenza che il
Gruppo di studio ha individuato in altre nazioni dimostrano che hanno avuto maggiore successo i casi in cui la cooperazione era necessaria a causa di progetti che prevedevano un unico finanziamento o perché esiste una cooperazione forzata, per la riunione sotto la stessa amministrazione di archivi, biblioteche e musei.
È inoltre apparso evidente che la cooperazione tra istituzioni culturali, come archivi, biblioteche, musei ed università, è una forma politica di comunicazione, in cui è necessaria sia una spinta dall’alto (ad esempio con opportuni finanziamenti, programmi comuni e linee guida nazionali ed internazionali) sia una condivisione dei principi e degli standard della cooperazione dal basso. La comunicazione si rivela quindi come uno strumento strategico per la migliore cooperazione, facilitando lo scambio tra esigenze generali ed esigenze specifiche. Il finanziamento in ogni caso sarà necessario, perché uno degli ostacoli che è stato rilevato è rappresentato dalla scarsità di risorse delle istituzioni culturali che, in mancanza di finanziamenti aggiuntivi, non potrebbero distogliere risorse dalle attività istituzionali ritenute prioritarie.
Questo ultimo punto, la scarsità di risorse, introduce una delle problematiche spesso trascurate dalle applicazioni di biblioteche digitali e cioè la sostenibilità dei programmi di digitalizzazione. Appare evidente che, con un cambiamento anche culturale, le istituzioni pubbliche dovranno provvedere in futuro ad una forma di recupero degli investimenti fatti per la digitalizzazione, altrimenti non riusciranno a mantenere l’assetto digitale definito sopra. Il problema è particolarmente grave per la conservazione a lungo termine della risorsa digitale: le piccole realtà non hanno infatti la disponibilità di un idoneo magazzino e dovranno prevedere adeguati servizi esterni, anche a pagamento. Questo problema, oltre ad aver animato la discussione del gruppo di studio sui servizi da mantenere gratuiti e quelli a pagamento, porta ad un nuovo approccio nella divisione tra pubblico e privato, in quanto anche il pubblico assume un ruolo di azienda privata, quando deve chiedere pagamenti per prestazioni di servizio. L’ambivalenza dei due ruoli, complica ulteriormente eventuali relazioni tra istituzioni pubbliche ed organizzazioni private.
Limitando il discorso alle possibili risposte che il Gruppo di studio può prospettare per la domanda che si era posto, possiamo in sintesi dire che i rapporti tra istituzioni pubbliche ed organizzazioni private sono in una fase interlocutoria. Per passare da questa fase interlocutoria ad una fase più collaborativa tra pubblico e privato, occorre rimuovere alcuni ostacoli, tra cui si è individuato l’accordo su un modello economico e una soluzione (anche limitata) al copyright.
Il modello economico per i servizi digitali, di cui anche il pubblico dovrà dotarsi, nel caso che voglia chiedere compensi per i servizi, non è semplice. Si possono avere come riferimento le esperienze già realizzate nel campo degli audiovisivi (che sicuramente sono quelli più avanti nella soluzione del problema), o le esperienze (sarebbe meglio dire i tentativi) avviate in campo editoriale. Nel caso di collaborazione tra pubblico e privato saranno importanti la precisa definizione di contratti di collaborazione, anche basandosi su una precisa modulistica, come quella che sta tentando di realizzare la Biblioteca digitale europea con gli editori.
Le esperienze di collaborazione fin qui avviate dalle istituzioni pubbliche coi privati sono state in molti casi importanti, soprattutto nell’ambito delle applicazioni tecnologiche in cui le istituzioni pubbliche spesso non hanno competenze ed infrastrutture; tuttavia siamo ancora in una fase di avvio dell’infrastruttura in cui è stata necessaria la centralizzazione degli investimenti da parte dello Stato. Nella fase successiva, che si ritiene già iniziata, si dovrebbe facilitare l’investimento dei privati e la libera competizione tra più aziende con lo scopo specifico di migliorare i servizi ai cittadini, o di abbassare i prezzi.
Il copyright rappresenta uno degli ostacoli che maggiormente si frappone alla realizzazione di biblioteche digitali, ed in particolare uno dei maggiori ostacoli ad una vera collaborazione tra istituzioni pubbliche e privati. Il discorso vale sicuramente per gli editori commerciali, ma dovrebbe estendersi non solo alle pubblicazioni digitali ma anche a tutti i prodotti e servizi che possono essere realizzati in ambito digitale da istituzioni pubbliche (che sono anch’esse proprietarie di diritti di proprietà) e dai privati.
Il Gruppo di studio si è dovuto limitare alla sola constatazione della complessità del problema dei diritti di proprietà intellettuale, che coinvolgono ogni fase della gestione della collezione digitale, dalla creazione all’accesso, incluso i metadati e la preservazione. Inoltre, le attuali posizioni degli interessati sono di evidente contrasto di interessi, non lasciando intravedere altra soluzione all’attuale contrapposizione. L’approccio alternativo al problema realizzato dalle università nell’ambito dell’Iniziativa Open Access, ad esempio con le licenze Creative Commons, va sicuramente appoggiato ed indicato come un cambiamento di approccio che potrà portare a nuove soluzioni, ma attualmente ha ancora delle problematiche.
Il Gruppo di studio ha inoltre indicato l’importanza di ricorrere a software aperto, ogni volta che sia possibile, come maggiore garanzia di solidità delle applicazioni di biblioteca digitale, nonché di durata nel tempo. In particolare, è stata segnalata la necessità di registrare, ad esempio in una banca dati, tutti i software aperti realizzati dalle diverse esperienze di biblioteche digitali finanziate con denaro pubblico, anche in collaborazione con privati.
Quali bisogni e di quali comunità di utenti vanno considerati come prioritari? Quali servizi e risorse sono essenziali e quali sono da considerare desiderabili per soddisfare questi bisogni?
La problematica è quella di individuare l’utente dei servizi della biblioteca digitale. L’indagine che è stata effettuata dal Gruppo di studio ha reso evidente quello che forse già poteva essere indicato in modo intuitivo. È sbagliato pensare all’utente della biblioteca digitale solo come un utente generico. Occorre invece riferirsi a certe particolari comunità di utenti, con specifici bisogni ed indirizzarsi al soddisfacimento di questi bisogni. Sicuramente l’individuazione dell’utente è legata alla mission dell’istituzione culturale: è ad esempio diversa la mission di una biblioteca pubblica da quella della Biblioteca Nazionale.
La particolarità delle applicazioni di biblioteche digitali, intese come sistemi informativi complessi, è che il ri-uso non è in contrasto con l’uso, anzi il ri-uso delle collezioni digitali, compreso il loro possibile inserimento nell’ambito dei motori di ricerca è uno dei servizi che devono essere predisposti da ogni istituzioni culturali.
In particolare, pur nel rispetto delle differenze tra istituzioni culturali che si possono identificare nelle diverse mission, sarebbe importante stimolare un’attività di benchmarking tra le istituzioni culturali, ad esempio quelle facenti capo ad uno stesso distretto culturale, o quelle legate da Reti multitipo. Anche in assenza di altre forma di cooperazione, questa particolare attività collaborativa potrebbe integrarsi ed aggiungere valore ad altre forme di collaborazione, come quella di adottare gli stessi standard e condividere le stesse linee guida.
Inoltre le indagini dell’utenza potranno diventare uno strumento indispensabile di gestione, ad esempio per orientare l’istituzione nella selezione delle priorità, in caso di ristrettezza di risorse, o di altri vincoli e limitazioni.
Lo staff delle istituzioni culturali è adeguatamente preparato all’innovazione delle procedure e dei servizi?
Uno dei vincoli più gravi per le attuali applicazioni di biblioteche digitali è sicuramente rappresentato dalla mancanza di risorse umane adeguate. Infatti la gran parte del personale in servizio nelle istituzioni culturali è rappresentato da persone con più di 50 anni, e quindi con evidenti bisogni di riqualificazione ed aggiornamento rispetto alle nuove tecnologie, che solo negli ultimi decenni hanno avuto un rapido sviluppo. Un’altra caratteristica attuale riguarda la precarietà dei nuovi assunti, spesso facenti parte di cooperative ed agenzie:
questo fenomeno sarà sicuramente destinato ad aumentare, come in altri paesi europei, purtroppo bisogna evidenziare che in Italia è aggravato dal fatto della mancanza di formazione di base adeguata alla qualificazione ed al riconoscimento professionale che si combina con la tendenza al ribasso dei prezzi e la richiesta di flessibilità. Entrambe queste due richieste da parte dei datori di lavoro, si traduce in un declassamento professionale, con mancanza da parte delle persone così assunte sia di una formazione professionale di base che a maggior ragione di una formazione specialistica, quale sarebbe necessaria per la realizzazione di un progetto di biblioteca digitale.
Possiamo quindi rispondere alla domanda che ci siamo posti, affermando che lo staff non sembra adeguatamente preparato, ma non per responsabilità precipua dello staff stesso, che anzi sembra ben consapevole del suo gap formativo.
Gli ostacoli che sono stati rilevati dall’indagine del Gruppo di studio riguardano: l’offerta formativa non di qualità ed in ogni caso non adeguata alle esigenze della biblioteca digitale, la mancanza di riconoscimento delle competenze professionali da parte dei datori di lavoro, la continua confusione che viene fatta tra segmenti eppure distinti della formazione lungo tutta la vita, cioè la formazione di base, la formazione specialistica, l’aggiornamento e l’addestramento.
In questo caso il Gruppo di studio si limita a porre l’attenzione sulla problematica, non ritenendo che questa rientri nel suo ambito. Sarebbe tuttavia opportuno stimolare ad esempio le Associazioni professionali o la stessa università ad una maggiore attenzione ai profili del bibliotecari del digitale ( System Librarian e Digital Librarian).
Il Gruppo di studio si è invece interessato ad indagare le capacità dell’utente delle biblioteche digitali. Nell’indagine dell’utenza, sono risultate evidenti, pur con i limiti della ricerca che sono stati dichiarati, la mancanza di un efficace uso delle risorse messe a disposizione. Inoltre gli utenti che visitano le biblioteche, pur utilizzando risorse digitali continuano a sentire il bisogno di un’assistenza del personale. È importante evidenziare che questo bisogno di assistenza viene dichiarato non dagli utenti meno esperti, ma proprio da quelli più esperti, che hanno la consapevolezza di non riuscire ad utilizzare al meglio la collezione digitale che hanno a disposizione. Questo ha evidenziato l’importanza di promuovere da parte delle istituzioni culturali specifici programmi di promozione delle risorse e di educazione dell’utente (o Information Literacy). È stato interessante conoscere l’esistenza di progetti come e-citizen, il progetto di estensione dell’ECDL alle capacità di ricerca in rete, ed anche delle numerose iniziative in corso, soprattutto nelle biblioteche universitarie e scolastiche. Occorre tuttavia sottolineare come i programmi di educazione dell’utente non partano attualmente in Italia dalla considerazione della formazione lungo tutta la vita e del contesto della Società dell’Apprendimento, e come questo limiti notevolmente la loro efficacia.
In conclusione, il Gruppo di studio ritiene di aver approfondito, nei limiti del tempo e delle risorse a disposizione, alcune delle problematiche delle applicazioni della biblioteca digitale in Italia, evidenziando degli indubbi progressi, rispetto ad esempio allo Studio di fattibilità della Biblioteca Digitale Italiana, ma anche degli ostacoli che devono essere rimossi. Questi ostacoli possono definirsi in gran parte culturali, come il necessario cambiamento organizzativo, ma anche legati all’ambiente socio-economico, come la necessità di un più preciso quadro di riferimento legislativo (nel caso del copyright) o economico, come per l’elaborazione di forme contrattuali e di organizzazioni collaborative. Alcuni dei temi discussi dal Gruppo di studio del Progetto Digital Libraries Applications si sono rivelati nella discussione dei nodi di significativa importanza, ma su cui non si è stati in grado, per una serie di motivi, di trovare se non indicazioni programmatiche. Uno di questi nodi sono sicuramente le persone: queste devono trovare più considerazione di quella finora avuta nell’ambito dei progetti di biblioteche digitali, orientate ai contenuti o alle tecnologie. In particolare, si evidenzia l’importanza di riflettere sul ruolo degli intermediari (nonché sulla loro necessaria formazione e sul riconoscimento delle competenze dei nuovi profili) e sulla centralità dell’utente con le sue esigenze, le sue aspettative e la percezione che ha dei servizi della biblioteca digitale. Un altro nodo è il concetto stesso di biblioteca digitale che, nei vari modelli di riferimento che il Gruppo di studio ha a lungo discusso, attualmente è ancora molto tradizionale, ma dovrà adeguarsi alle tecnologie disponibili e soprattutto alle richieste di utenti sempre più esigenti.
Scarica i Riferimenti bibliografici:
Riferimenti Bibliografici [file .pdf 1039 KB]
Scarica il Rapporto / Quaderno di Studio:
Biblioteche Digitali in Italia. Scenari, utenti, staff e sistemi informativi [file .pdf 1926 KB]
Scarica i Contributi degli esperti in forma estesa:
Nicola Benvenuti (a cura di), con contributi di Andrea Marchitelli, Anna Maria Tammaro, Massimiliano Tosato, Marialaura Vignocchi
La formazione del bibliotecario per la biblioteca digitale [file .pdf - 147 KB]
Vanni Bertini
Biblioteche digitali: le biblioteche pubbliche [file .pdf - 90 KB]
Andrea Bozzi (a cura di), con contributi di Bendetto Bendetti, Franco Nicolucci, Anna Maria Tammaro, Andrea Zorzi
Ricerca scientifica e progetti per la biblioteca digitale [file .pdf - 93 KB]
Paolo Buonora
La digitalizzazione negli archivi: lo stato dell’arte [file .pdf - 45 KB]
Appendice: Minerva Progress Report [file .pdf - 25 KB]
Stefano Casati
Biblioteche digitali: le biblioteche speciali [file .pdf - 113 KB]
Vittore Casarosa
Digital Library Reference Model and Architecture [file .pdf - 2853 KB]
Patrizia Cotoneschi
Tendenze dell’editoria digitale in Italia [file .pdf - 113 KB]
Antonella D’Ascoli
Risorse on line per l’archeologia: una breve nota [file .pdf - 256 KB]
Giorgio Federici, Giovanna Grifoni, Margherita Loconsolo, Giulia Maraviglia, Anna Maria Tammaro
Lo scenario dell’e-learning e la biblioteca digitale [file .pdf - 151 KB]
Sebastiano Faro
Lo scenario dell’e-government e la biblioteca digitale [file .pdf - 118 KB]
Damiana Luzzi
Funzionalità, servizi on line, accessibilità e usabilità dei siti Web delle biblioteche digitali in Italia [file .pdf - 218KB]
Luisa Marquardt
Biblioteche digitali: biblioteche scolastiche [file .pdf - 230 KB]
Gianna Megli
Rapporto Seminari 2006 [file .pdf - 104 KB]
Massimiliano Tosato
Certificazione e accreditamento di corsi di formazione per le professionalità del bibliotecario [file .pdf - 42 KB]
Ginevra Peruginelli
Problematiche in tema di diritto d’autore e biblioteche digitali [file .pdf - 226 KB]
Anna Maria Tammaro (a cura di), con contributi di Luca Bardi, Giovanna Grifoni, Giulia Maraviglia
Sistemi bibliotecari delle Università [file .pdf - 92 KB]
Elisabetta Vagaggini
Biblioteche digitali: le mediateche [file .pdf - 50 KB]